Marco Fellini

La caduta
3’25’’

tumblr_nbr3l10jQT1tfg61no1_500
What is the focus of your artistic research?

My research is related to life in general, to the relationship between context and pretext, the experience of pleasure and pain, of closeness and distance, a friction between memory and remembrance. For this reason, I try to think the language as a measuring instrument. I am interested in the conflict between expression and communication, or how they can successfully live different solitudes.
In particular, can you tell us about the use of sound in your works?

It is the first time I use explicitly the sound in my works. Previously it was always something to evoke through the silence of the images. This work has allowed me to imagine the word as an object, with its shadows and vanishing points. I used the sound, but it is the ‘voice’ that has been my real trial, however, even if it was perceived as a symptom of an absence.
La Caduta, the piece you will present at Helicotrema, is a bittersweet, surreal story. Can you explain how the idea of this work came to your mind? What was your inspiration?

La caduta was inspired by different literary experiences, in particular the imaginary of Kafka and Akutagawa. With regard to the text, I tried to imagine each sentence, period, and each figure and aspect described in the story, as the sum of the attempts to evade writing. The result, which you call surreal, bittersweet, and I will add grotesque, may be something similar to the portrait of a fall.
What was the technical process you used to made La Caduta?

It was simple! I used a screen-reader, a quite common software that imitates the human voice, designed for blind people and for those who suffer from dyslexia. I needed to accompany the text to an instrument that amplify and aggravate the mimesis-diegesis game . My hope was to provoke a rush of temperatures, in which ‘voice’ and ‘listening’ could find common sense. A complicity that I was looking for in the mutual disillusion. I have to thank two dear friends, Andrea and Cecilia, without whom I would still be fighting with the program.
What you are up to, at the moment? Are you working on something specific?

At the moment I am in London and I continue to write without any caution.

***
Qual è il fulcro della tua ricerca artistica?

È un discorso legato in generale alla vita, alle relazioni tra contesto e pretesto, all’esperienza di piacere e dolore, vicinanza e lontananza, attriti tra memoria e ricordo. Per questo motivo, cerco di pensare il linguaggio come ad uno strumento di misura. Sono interessato al conflitto tra espressione e comunicazione, oppure come possano convivere con successo più solitudini diverse.
Che ruolo ha il suono nei tuoi lavori?

È la prima volta che uso esplicitamente il suono. In precedenza era sempre qualcosa da evocare attraverso il silenzio delle immagini. Questo lavoro mi ha permesso d’immaginare la parola in qualità di oggetto, con le sue ombre e punti di fuga. Ho sfruttato il suono, ma è la ‘voce’ ad essere stata il mio vero cruccio, intesa però questa come sintomo di un’assenza.
La Caduta, il pezzo che presenti a Helicotrema, è una storia agrodolce, surreale. Ci puoi spiegare come è nata l’idea dietro a questo lavoro? Qual è stata la tua ispirazione?

È figlia di diverse esperienze letterarie, in particolare l’immaginario di Kafka e Akutagawa. In merito al testo, ho provato a concepire ogni frase, periodo, ogni figura descritta ed aspetto della storia, come la somma dei tentativi di evadere la scrittura. Il risultato ottenuto, che tu chiami surreale, agrodolce, ed io aggiungo grottesco, può essere qualcosa di simile al ritratto di una caduta.
Quali sono stati i processi tecnici che hai usato per registrare La Caduta?

È semplice. Ho fatto ‘recitare’ il testo ad uno screen-reader, cioè un software abbastanza comune che imita la voce umana, pensato per i ciechi e per chi ha problemi di dislessia. Avevo bisogno di accompagnare il testo ad uno strumento che amplificasse ed esasperasse il gioco mimesi-diegesi. La mia speranza era di provocare uno sbalzo di temperature, in cui ‘voce’ ed ‘ascolto’ potessero trovare un’intesa di senso. Una complicità, che cercavo nella disillusione reciproca. Devo ringraziare due cari amici, Cecilia ed Andrea, senza i quali starei ancora litigando con il programma.
Cosa stai facendo in questo momento? Stai lavorando a qualcosa in particolare?

Al momento sono a Londra e continuo a scrivere senza cautela.