Frequente

Frequente is an art organization based in Milan and devoted to sound. It aims to deepen and share the practice of sound, attentive with regard to contemporary art, architecture and music. It promotes the research and the artistic production, with particularly attention accorded to educational programs, spatial practice, workshops, lectures, performances and projects able to enlarge the horizons of sound matters and to intensify the auditive culture.
Frequente is addressed to encourage international collaborations, in order to support artists mobility and the professional dialogue, with the aim to introduce an Italian pole on the international network of venues specifically addressed to sound arts.
Frequente acts as project space for contemporary art and as independent center for research, through curatorial practice, didactic activities, live performances and sound related publishing. Frequente is a project by Nicola Ratti, Gaia Martino, Enrico Malatesta and Attila Faravelli, in collaboration with O’ and Standards Studio.

Frequente é un centro di ricerca indipendente italiano indirizzato alla produzione artistica sonora e la diffusione della cultura auditiva. Si pone gli obiettivi di diffondere la conoscenza delle arti sonore in relazione all’arte contemporanea, all’architettura e alla musica, sostenere la ricerca e la produzione artistica, ampliare gli orizzonti didattici delle discipline legate al suono e incoraggiare il confronto internazionale. Frequente è un progetto di Nicola Ratti, Gaia Martino, Enrico Malatesta e Attila Faravelli, in collaborazione con O’ e Standards Studio.

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The selected listenings are directed to investigate the relation between sound and space. However it is not the final horizon of the playlist presented for Helicotrema. Frequente proposes here the challenge to active listening experiences, with the aim to enlarge the possibilities of the perception related to common informations. Thus, intensifying the cognitive and physical awareness and enlightening the infinite possibilities of the reality, the reciprocal generative role of individual and environment emerges and the sense is found in the relation, instead of the comprehension.

The tracks below are been selected for their ability to trigger an active listening and to clarify the reciprocity of sound and space, conceived not as omogeneous dimension but as movements and crossings.

It’s not possible to dive in the piece like in a bathtub, because it needs first of all to be present.
The listening is mainly an experience of solidarity with the event, and, as such, it is a political act and a process that implies attentiveness and engagement.
You must be present at the sound. Like in the middle of a building, it’s possible to see, to feel, the architecture or not, and it only depends by the level of presence of the individual. Specifically, the space built up through the sound doesn’t need walls to exist, it is a kind of architecture far from control.
Better, the space is built up through the sound thanks to the carefulness accorded to the events, not by the attention on “how sound happens” rather on “when sound happens”; like stones posed one beside the other, sounds are present, and they make an architecture that becomes readable during the listening, or maybe not.
The tension is conceived as occurrence of all the ongoing forces: displacements, dynamic balances and distances. If we have to find a definition for it, we may say that the space is built up by the fragility of the sound event: its transience, and its reciprocal crossing between sound and listener in the context.
This process of course requires energy and concentration, in one word ‘attention’, aimed at making space, both in terms of emission that of receiving sound.
So, the challenge is to embody this tension organically and flexibly, becoming part of the space that is a constantly work in progress. Author’s task is keep the fragility alive, but this is also a task for the listener.
To respect the sound piece means to respect firstly its duration: be present to the sound in the time.
The listeners have to engage themselves and choose to go into the sound work, not interrupt their lifes during that moment but consciously be traversed by.
To be here. Then, take a perspective, change it, take decisions, move inside these choises, exit from them and modify the position; measure the space on the distances of sounds during the listening, in relation to the sound event that is occurring, close or far from you.
The ear can go in different region of the sound, and the sound, after all, is not univocal. Here is the imaginative and creative impact of the listening. Each listener is an author: understand this is basically precious.

(This text comes after the encounter with Jakob Ullmann, in the occasion of the performance for basson and magnetic tape by Dafne Vicente-Sandoval and curated by Giuseppe Ielasi and MU – Cesena, May 21st 2016.)

Il suono nella relazione che intesse con lo spazio è la direzione verso cui ci muoviamo, tuttavia non coincide con l’orizzonte ultimo di arrivo. L’intento di questa selezione di brani infatti è quello di innescare un processo di riflessione che, invitando a esperienze di ascolto attivo, consentano di allargare le possibilità percettive delle informazioni della realtà, e di conseguenza approfondire particolari aspetti di ciò che viene offerto nella vita quotidiana di ognuno.
Nel fare questo il respiro del suono si estende, il senso si trova nella relazione e non nella ricezione: si intensifica la consapevolezza cognitiva e fisica dell’individuo così come della realtà di cui siamo parte, e ne emerge il rapporto reciprocamente generativo.

I brani proposti sono stati scelti per la loro capacità di innescare un ascolto attivo e di rendere evidente la reciprocità tra suono e percezione dello spazio, inteso non come dimensione univoca e omogenea ma in quanto costituito da movimenti e attraversamenti.

Non è possibile tuffarsi dentro al brano come dentro a una vasca da bagno. Bisogna in primo luogo esserci, l’ascolto è innanzitutto un’esperienza solidale, e in quanto tale è un atto politico e un processo che implica attenzione e impegno.
É necessario essere presenti al suono. Così come nel mezzo di una costruzione tangibile, si può vedere, sentire o no l’architettura e questo dipende dal grado di presenza del visitatore. Nel caso specifico, per quanto riguarda il suono, lo spazio costruito non ha bisogno di muri per esistere, si tratta di un’architettura lontana dal controllo. Quello sonoro infatti non è uno spazio realizzato mediante la padronanza totale degli eventi, non è un’attenzione da parte dell’autore al “come avviene” ma piuttosto al “quando avviene” un suono; come sassi posti uno accanto all’altro, i suoni sono presenti e costruiscono un’architettura che all’ascolto diventa leggibile, o forse no.

Non il controllo duqnue ma la tensione crea lo spazio, e questa implica il manifestarsi di tutte le forze in atto: spostamenti, equilibri dinamici e distanze. Se dovessimo trovare una definizione, diremmo che lo spazio è costruito dalla fragilità e dalla transitorietà dell’evento, dall’attraversamento reciproco tra suono e ascoltatore e nel contesto fisico in cui avviene tale relazione. Sono necessarie energia e concentrazione, in una parola ‘attenzione’, per dare spazio al suono, sia in termini di emissione sia in termini di ricezione.
L’invito quindi è ad accogliere questa tensione organica non rigidamente ma in maniera obliqua, diventare parte dello spazio che va costruendosi. Compito dell’autore è riuscire a mantenere viva e difendere questa fragilità, e questo è anche il compito dell’ascoltatore.
Rispettare il brano significa in primo luogo rispettare il tempo, essere solidale ovvero essere presente nella durata. Per l’ascoltatore significa dunque impegnarsi, e scegliere di immettersi dentro il tempo dell’opera, non interrompere la propria vita per quel momento ma lasciarsi attraversare consapevolmente. Esserci. Poi, assumere una prospettiva, variarla, fare delle scelte, muoversi dentro quelle scelte, uscirne e modificare la propria posizione; misurare lo spazio in base alle distanze del suono nell’ascolto, in relazione a ogni evento che accade, vicino o lontano.
L’orecchio può andare in differenti regioni del suono e il suono, in ultima istanza, non è univoco.
Qui sta l’impatto immaginativo e creativo dell’ascolto. Ogni ascoltatore è un autore: capire questo è fondamentale.

(Queste riflessioni sono conseguenti l’incontro con Jakob Ullmann, in occasione della realizzazione sonora per fagotto e nastro magnetico eseguita da Dafne Vicente-Sandoval, a cura di Giuseppe Ielasi e Associazione MU – Cesena, 21 Maggio 2016).

 

PLAYLIST

Jakob Ullmann, A Catalogue of Sounds 1:13:14
Edition RZ, 2005 

Rolf Julius, Raining – Weitflächig 15:51
Small Music No.3, Western Vinyl 2012 /track 02

Michael Pisaro, Trasparent City – No.05 12:02
Edition Wanderweiser Records, 2007 /Vol.1 track 05

Toshiya Tsunoda, Miyagawa Bay Sketches – Untitled 0:58
self-released, 2014 /track 01

Toshiya Tsunoda, Miyagawa Bay Sketches – Untitled 1:45
self-released, 2014 /track 02

Toshiya Tsunoda and Minoru Sato, Ful 58:29
Selektion, 1996

Adam Asnan, Mixed Occasions – Stryam 21:13
Senufo Editions, 2014 /track 02