Caterina Erica Shanta

Andava di brutto, ma quello che parlava, se stava zitto era meglio

11’ – 2016

nnCome parlare degli anni ’90? Visioni kitsch nostalgiche e musica dance, l’Italia viveva in quegli anni un periodo di benessere economico. L’immaginario era costellato dagli strascichi della New Age degli anni ’60 con una spiritualità omnicomprensiva, con visioni cyberpunk di super macchine del 2000, animate da internet quale nuovo orizzonte tecnologico universale e positivo. Futuro. Il tutto condito da un mix di droghe sintetiche in pilloline o cartoncini colorati e sorridenti. Alieni, freak ossigenati con scarpe da 4 kg alte 15 cm da terra, che parlavano di alienazione, dell’origine della vita, di volare, dello spazio cosmico come possibilità di esplorazione interiore.
Le discoteche spesso erano associate a grotte primordiali con tribù che ballavano e sfogavano istinti “animaleschi” sessualmente espliciti. Alcuni ascoltavano le dirette via radio da casa o in automobile, registrando su cassettine a nastro magnetico l’intera serata per non perdersi nulla.
In mezzo a questo caos c’era una figura, l’imbonitore da consolle o il Vocalist, il coro della tragedia greca, che faceva da ponte interpretativo ed emotivo tra il pubblico, la musica e il tempo vissuto. Il vocalist diceva sempre un sacco di cose ed era una specie di enciclopedia delle frasi fatte. Alcune però sono spia di un periodo e di una visione del mondo talvolta estremo, con lanci e citazioni inaspettate verso il passato e verso il futuro.
Questo fermento, negli anni successivi al 2000/2001, è andato lentamente scemando, con la progressiva chiusura delle varie discoteche in Italia, forse perché aveva raggiunto l’apice di fine secolo o forse a causa dalla crisi e della paura del diverso. Un fenomeno accompagnato da un aumento di una certa rigidità nei confronti di tutto ciò che è strano, non immediatamente capibile e controllabile, un certo rigore silenzioso del controllo biopolitico post 9/11.
Così rimangono le cassette, caricate da alcuni nostalgici o per pura documentazione, su internet, con commenti che ripetono le parole dei vocalist. Il titolo è tratto da uno di questi.