Carlotta Tringali / Daniele Strappato

Il mestiere della fisarmonica
8’36’’ – 2014

tumblr_inline_nbyo5c6d6R1s397cfCan you tell us about yourself and how your collaboration has began?
Carlotta: I work in the theater, I am the founder and editor of a webzine of theatrical criticism and documentation called Il tamburo di Kattrin (tamburodikattrin.com) and I collaborate with Amat – the association of theatrical activities in the region Marche, providing training and communication to the public. Daniele is the lead singer and composer of th electro rock band Design (designrockband.com) and is a iron artisan. In private life we are a couple for several years, but until now we have never worked in an artistic project together, and when we saw Helicotrema open call, we decided to finally start working at this project that has been flashing in our heads for some time.

The work you chose to present at the festival is a typical radiodrama that brings the listener back to old atmospheres and traditions. Can you introduce Il mestiere della fisarmonica and explain the decision to tell the story of this man, or better, of his work?
Carlotta: Alberto Marzoli is my maternal grandfather, I am very attached to him. He has always loved telling stories of his past, from war episodes to small family events, up to his work as an accordions’ artisan. Daniele and I both long lived in Castelfidardo, a small village in the province of Ancona, also known abroad as the birthplace of the accordion (Paolo Soprani is its creator), that even today attracts many tourists during the annual festival dedicated to this instrument. The words of my grandfather not only tells you how an accordion is manufactured, but they also reveal the story of a life dedicated to a craft that is disappearing, in an alternation of respect and love for an activity that has marked such a big part of his existence. In the end, this could be a universal story: his passion, nostalgia and resignation, for a world that is long gone, may also inhabit other areas of craft and be a warning or a lesson for future generations. I think it is always necessary to keep in mind the tradition, to know it thoroughly, to watch and to better face the future.

How was this piece recorded? Where did you recorded the background noises?
Daniele: We first conducted the interview, which was initially 50 minutes long. Then we recorded the work tools, more precisely, a wooden hammer, an iron one, a screwdriver, a drill, a tunnel, a band saw, a wrench, a press molding (in progress, complete with a piece of wood that falls to the ground) and several samples of nuts and bolts in a small company of Numana. All the recordings were performed with a simple vocal microphone connected directly to a laptop. The voice, however, was recorded in three different audio tracks to ensure that you could hear the words well. Then we edited the interview in such a way as to make it a single story divided into distinct parts (presentation, memory of the work, role and tasks within the factory, reflection on what remains of a life’s work and changes in the production phase nowadays, epilogue). The samples, assembled and edited with effects and modulations, then had a rhythmical function, while the melody was made by samples taken from the cassettes of traditional accordion songs that Alberto lend us and by a small organ that he give to Carlotta few years ago.

In your artistic research what are the aspects of sound and voice that you are interested in highlighting?
Daniele: We are very interested in highlighting and never overwhelming the story, accompanying it with the sound so the idea of giving the listener to be in this true story. For example, we were very interested in the fact that the sample of the working tools gave the idea of a repetitive manual work and of the space where it takes place, while the melodies captured and processed by the tapes represent the musical alter ego of an affectionate remembrance, becoming sweeter when the protagonist speaks of his beloved, or a whistling “march” when he faces the phases of the work. In addition, while the beginning is more noisy – when Alberto presents himself all the tools registered enter one after the other as if they were presenting themselves as well – in the end all samples disappear, leaving only the naked voice of Alberto because it is in that moment that the listener, after hearing his story, is aware of the age of the person speaking; in that moment Alberto turns to himself in a direct manner, becoming, to a certain extent, everyone’s grandaddy, the tradition and the past for all of us.
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Potreste raccontarci qualcosa di voi e di come è iniziata la vostra collaborazione?
Carlotta: Io lavoro in ambito teatrale, sono fondatrice e redattrice della webzine di critica e documentazione teatrale Il Tamburo di Kattrin (tamburodikattrin.com) e collaboro con Amat – Associazione Marchigiana Attività Teatrali occupandomi di formazione del pubblico e comunicazione. Daniele è il cantante e compositore dell’electro rock band Design (designrockband.com) ed è un artigiano del ferro. Nella vita privata siamo una coppia da diversi anni, ma prima d’ora non abbiamo mai fatto niente di “artistico” insieme, e appena visto il bando per Helicotrema, abbiamo deciso di portare a compimento questo progetto che da un po’ di tempo ci balenava per la testa.

Il pezzo che avete scelto di presentare al festival è un tipico radiodramma che riporta ad atmosfere del passato e alle tradizioni. Potete parlarci di Il mestiere della fisarmonica e spiegare la decisione di raccontare la storia di questo uomo, o meglio, del suo lavoro?
Carlotta: Alberto Marzoli è mio nonno materno, sono molto legata a lui. Gli è sempre piaciuto tantissimo raccontare storie del suo passato, dalla guerra a piccoli episodi familiari, fino al suo lavoro come artigiano di fisarmoniche. Io e Daniele siamo entrambi vissuti a lungo a Castelfidardo, un piccolo paese in provincia di Ancona, conosciuto anche all’estero proprio per aver dato i natali alla fisarmonica (Paolo Soprani è il suo ideatore), tant’è che ancora oggi attira molti turisti durante il festival annuo dedicato a questo strumento. Attraverso le parole di mio nonno non si racconta solamente come viene fabbricata una fisarmonica, ma viene narrata la storia di una vita dedicata a un mestiere che sta scomparendo, in un’alternarsi di rispetto e amore verso un’attività che ha scandito il tempo di gran parte della sua esistenza. In fondo, la sua, potrebbe essere una storia universale: la sua passione, nostalgia e rassegnazione, per un mondo che è ormai lontano, potrebbero abitare anche altri settori dell’artigianato ed essere un monito o un insegnamento per le nuove generazioni. Credo che sia necessario sempre tenere presente la tradizione, conoscerla a fondo, per guardare e affrontare al meglio il futuro.

Come è stato registrato il pezzo? Da dove provengono le registrazioni dei rumori di fondo?
Daniele: Per prima cosa è stata realizzata l’intervista, che inizialmente era di una durata complessiva di 50 minuti. Poi abbiamo registrato gli attrezzi di lavoro, più precisamente un martello di legno, uno di ferro, un avvitatore, un trapano a colonna, un traforo, una sega a nastro, una chiave inglese, una pressa da stampaggio (in lavorazione, con tanto di pezzo di legno che cade a terra) e diversi campioni di dadi e viti in una piccola azienda di Numana. Tutte le registrazioni sono state effettuate con un semplice microfono per la voce collegato direttamente a un pc portatile. La voce però è stata registrata in tre diverse tracce audio per garantire che si potessero ascoltare bene le parole. In un secondo momento abbiamo montato l’intervista in modo da farla diventare un unico racconto diviso in parti ben distinte (presentazione, ricordo degli inizi del lavoro, ruolo e mansioni all’interno della fabbrica, riflessione su ciò che rimane di una vita di lavoro e cambiamento della fase produttiva a oggi, epilogo). I samples, montati e modificati con effetti e modulazioni, hanno poi avuto la funzione ritmica, mentre quella melodica è stata affidata a dei campioni presi da delle musicassette di brani tradizionali di fisarmonica prestateci proprio da Alberto e a un piccolo organetto che Alberto aveva regalato anni fa a Carlotta.

Nella vostra ricerca artistica quali sono gli aspetti del suono e della voce che più vi interessano?
Daniele: L’aspetto che più ci interessava era quello di evidenziare e mai sovrastare il racconto, accompagnarlo con il suono in modo di dare l’idea all’ascoltatore di essere all’interno di questa storia vera. Per esempio, ci interessava molto che gli attrezzi da lavoro campionati rendessero l’idea della ripetitività del lavoro manuale e del luogo dove si svolge, mentre le melodie catturate e rielaborate dalle musicassette rappresentano l’alter ego musicale del ricordo affettuoso, diventando più dolci quando parla dell’amata, o una fischiettante “marcetta” quando affronta le fasi del lavoro. Inoltre, mentre l’inizio rappresenta la parte più rumorosa – infatti quando Alberto si presenta tutti gli attrezzi registrati entrano uno dopo l’altro come se anche loro si stessero presentando –, nel finale tutti i samples scompaiono e rimane solo la voce nuda di Alberto, perché è proprio lì che l’ascoltatore, dopo aver sentito la sua storia, viene a conoscenza dell’età di chi sta parlando; è l’unica volta nel racconto che Alberto si rivolge a lui in maniera diretta diventando, per un certo verso, “il nonno di tutti”, la tradizione e il passato di tutti noi.