Bianca Pitzorno

I morti a Venezia
5′
2012

prodotto da Radio3Suite, in collaborazione con Battiti per la rassegna Il sogno di mezzanotteSound design: Riccardo Amorese

Sto camminando in una calle così stretta che posso toccare entrambi i muri ai due lati senza allagare troppo le braccia.
E in un attimo sbuco in Campo Santa Margherita.
Come ogni volta mi si allarga il cuore: è l’angolo di Venezia che preferisco, mi da’ una pace serena sedermi sulla panchina sotto l’albero e guardare le signore anziane che ciacolano sulle porte , i bambini che corrono, la vetrina del cartolaio … L’unico dove trovo ancora i vecchissimi pennini a goccia, a foglia, a campanile …
Anche questa volta, niente turisti, che sollievo. Ho addosso un vestito leggero, estivo, allungo le gambe nude e mi crogiolo al sole, chiudo gli occhi, abbandono la testa sullo schienale.
Ahi! Una puntura acuta sulla spalla destra! Un’ape? Ma sento ridere molto vicino, apro gli occhi e vedo seduto al mio fianco Sergio, che impugna una penna di bachelite col penino più raro, quello che raffigura una mano con l’indice teso. Ha gli occhi castani, trasparenti, con una fiammella di riso che trema in fondo.
-“Ma sarai un deficiente …”- comincio a dirgli arrabbiata, e insieme contenta di rivederlo dopo tanto tempo, tantissimo … Il mio compagno di banco delle scuole medie che faceva sempre degli scherzi cretini, anche ai professori, ma non ci si poteva arrabbiare con lui.
Lo abbraccio: -“Che bello vederti!” E d’improvviso ricordo che Sergio è morto, subito dopo la maturità. Un incidente di moto. Glielo dico, perché dovrei farmene in problema?
-“Ma scusa, non eri morto? Cosa ci fai qui a Venezia?”
-“Sono in vacanza. E poi, non ero proprio morto, facevo per scherzo, fingevo. Tenevo gli occhi chiusi e ascoltavo tutte le stupidaggini che dicevate di me”.
-“Bugiardo!”
Come può essere così sfacciato? Per anni il giorno dei morti ho visto sua madre mettere fiori sulla tomba giù in città. Ritrovarmelo di fianco a Venezia, sulla panchina … che cosa assurda …
-“Non essere pignola”- mi dice lui –“Sono qui, mi vedi; toccami. Andiamo a fare una passeggiata.”
Ci avviamo verso il canale, sottobraccio. All’angolo c’è la libreria dei libri antichi; ne esce di fretta un tizio che ci urta e chiede scusa in tedesco. Non l’ho mai visto prima, ma so che è Gustav von Ashembach… o forse Thomas Mann?Non ho fatto in tempo a vedere se è truccato. Che giornata!
Più avanti, al di là del canale, c’è mio padre, anche lui morto quando ero ancora all’Università. Mi saluta come era solito fare con le signore, levandosi il cappello con gesto teatrale. Mi manda anche un bacio sulla punta delle dita e ammicca affettuoso.
Meno male che non si è arrabbiato perché mi ha visto con Sergio, non gli è mai piaciuto, aveva un sacro terrore delle moto mio padre. –“Finirà per rompersi l’osso del collo quel ragazzo.” –diceva. Infatti.
Saliamo sul ponte, diretti alla chiesa dei Frari. Sergio ha una maglietta con le maniche corte, i bicipiti scoperti. Non è Sergio, è James Dean. Oggi è decisamente un giorno fortunato. A Venezia con l’idolo dei miei sedici anni. E pensare che ne ho più di cinquanta! Neppure lui piacerebbe a mio padre, ma chi se ne importa. Sono maggiorenne e vado con chi mi pare. Il mio compagno fa un cenno a una gondola, che si avvicina.
-“Ma lo sai quanto costa!” dico spaventata.
-“Di cosa ti preoccupi? Non lo sai che sono americano?” risponde lui, reggendomi come un vero cavaliere sotto il gomito per farmi salire a bordo.
Non mi preoccupo. Sto per andare in gondola con James Dean, e sono felice. E’ sempre stato il sogno della mia vita. Ma non è un sogno.
O forse sì?